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Mastino
racconto breve di Bred

Madrid, città alveare. Un locale dei bassifondi.

L’ultima, dissonante, nota di ‘Fever Booze’ morì nell’aria cupa del locale, accompagnata dagli stridii residui degli altri strumenti. In fretta come era finita, lo straniante ‘Psicheledic Metal’ dei Malice riprese con rinnovato vigore, riempiendo di nuovo l’atmosfera del locale con le sue strane scale cromatiche.
Seduto ad un tavolo, un persona sedeva tranquilla simile ad una macchia di oscurità sul fondo del locale, come se fosse in attesa di qualcosa. Aveva i capelli neri, lunghissimi e liscissimi, che cadevano in una lucente cascata opalina sulla su schiena. Anche il vestito era parimenti nero: un lungo spolverino di pelle copriva dei pantaloni e una maglietta attillata che mostrava il fisico
atletico dell’uomo. La pelle, pallidissima al contrasto con tutto quel nero, era in alcuni punti coperta da tatuaggi.
Sulla guancia si vedevano tre segni simili alle lingue di un fuoco nero, e tre piercing, tre palline nere e lucenti, brillavano alla luce dei riflettori dal suo sopracciglio destro.

Un lunghissimo dito indice, dalla lunga unghia laccata di nero e cinto da un anello decorato da piccoli ragni incisi,
picchiettò contro il bicchiere, ancora pieno, del drink che aveva ordinato un quarto d’ora prima.
Aimar Diaz, che però tutti nella città alveare spagnola conoscevano come 'Mastino', stava per
stancarsi di attendere. Ma, come al solito, non si sarebbe mosso da lì. Il suo lavoro, l’informatore ed il ricettatore, era uno di quei mestieri che se non eri pazienti ti ci faceva diventare. Altrimenti, in un ambiente violento e privo di compassione come la città alveare, eri morto. Però, anche senza vederlo, sapeva che l’uomo seduto al tavolo di fianco, apparentemente perso nei meandri di chissà quale allucinazione virtuale creata dai ‘virtual glasses’ che indossava, era in realtà ansioso di chiudere con questa storia e andarsene dal locale. Quella sera, lui e l’altro uomo, un ingegnere genetico, erano in attesa di un imprenditore delle zone alte, un corrotto arricchito con lo spaccio di tecnologia biogenetica aliena a relativamente basso prezzo. Ma sicuramente a bassa sicurezza.

"Serve compagnia?" Disse una mugolante voce femminile, bassa e piena di lussuria, strappandolo dai propri pensieri. Masino non perse nemmeno il tempo di girarsi per vedere di chi si trattasse. Da quando aveva messo
piede in quel postaccio si era subito accorto che quella strana donna-gatto lo stava guardando con un aria che tradiva qualcosa di più del semplice interesse per il nuovo entrato in un locale. Sentì qualcosa di tondo e morbido, sicuramente artificiale quanto il DNA della proprietaria, poggiarsi sulla sua spalla. Un sordo mugolio, simile alle fusa di un gatto, gli giunse alle orecchie. Anche se in
effetti il suono era molto seducente, in una maniera che Mastino sapeva essere studiata, non si girò ancora. Maledetto DNA felino. Pensò. Che tipo di ragazza sarà stata prima di impiantarselo? Magari era una ragazza simpatica, con un futuro davanti a se ... adesso era solo una battona da bar, una dei cosiddetti Ultimi.
Frugò in tasca ed estrasse una stropicciata banconota da 50 dollari. La infilò sotto le dita che la ragazza teneva poggiate sul suo braccio.
" Fai conto che ci sia stato.” Disse, semplicemente.
"Sshhh!" La donna soffiò, contrariata, ma prese i soldi e se ne andò stizzita dal tavolo.

Mastino si dimenticò subito di lei, riportando la propria attenzione sul cocktail ancora non bevuto. Lui non beveva mai sul lavoro. Ma era bene che i suoi clienti credessero che lui aveva il vizio di farlo. Specie se si trattava di corrotti damerini di Città. La porta in fondo al locale si aprì, e un uomo basso e grasso entrò. Era vestito in maniera da cercare di non dare nell’occhio all’interno dei bassifondi, ma The Hound notò subito che dei particolari non funzionavano. Ad esempio, la pigmentazione verdognola della pelle era un trucco da cinema, mancava della lucidezza che caratterizzava le vere pelli da mutato. L’occhio sinistro, anche se era camuffato in modo da sembrare un disgustoso occhio cibernetico da quattro soldi, era un Eagle Eye della Sauditech. La precisione nel seguire i movimenti della testa e la velocità del
nistagmo lo tradivano. Era un oggetto un po’ costoso per uno squallido straccione come lui voleva farsi spacciare. E pensare che quando Mastino lo aveva contattato, lui aveva detto di essere esperto dello Sprawl. Ridicolo.

Il grassone si mosse un po’ in giro per il locale, fingendo di esserci capitato per caso, e poi posò lo sguardo su di lui. Muovendo le mani in gesti esagerati, come se avesse riconosciuto un vecchio amico, si diresse verso il suo tavolo, facendo finta di essere sorpreso. Sempre più ridicolo. L’uomo si sedette al tavolo, e cominciò a parlare di questioni davvero assurde, roba assolutamente
senza un filo logico. Durante l’ascolto della marea di cazzate dell’uomo, The Hound non disse una
parola. Cominciava a pentirsi di aver stretto affari con quel buffone.
Ad un certo punto, quando l’altro fu convinto che la penosa recitazione da lui instaurata aveva avuto l’effetto desiderato, si passò finalmente al motivo dell’incontro.

"Ti ho portato le cinque fiale di geni che hai chiesto" Sussurrò l’uomo, continuando a guardarsi intorno. "E’ l’ultimo prototipo delle industrie Kellman. DNA anfibio per respirare sott’acqua senza che spuntino le branchie. Un vero ritrovato. Ci faremo miliardi, vendendolo alle marine dei vari stati.”
Mastino annuì, il primo gesto in tutta la serata che mostrava che aveva capito di cosa si stava parlando.
Il comportamento distaccato era studiato. Con gli stupidi come quello, se non parlavi tu, era l’altro a parlare anche per te.
“Per chi hai intenzione di usarlo?” Chiese il grassone, improvvisamente sospettoso. “Un'amica mutata? Magari un fratello? Meglio per te che non stia pensando di copiare questa tecnologia. E’ già registrata presso la biblioteca dei brevetti.”
"Non ci penso neppure, a copiare questa merda". Pensò. Però, sorrise. “Un’amica.” Rispose. Il grassone alzò le mani, in gesto di finta resa. “Va bene, non ti chiedo più niente!” Fece. Si chinò verso di lui.
“I soldi?” Chiese, con un’espressione avida in viso.
Mastino allungò verso l’uomo una piccola consolle, simile ad un videogioco. In realtà si trattava dell’interfaccia per una carta di credito. “La cifra battila te.” Gli disse.
L’uomo scrisse in fretta un numero con molti zeri dopo. Mastino non lo guardò neanche.
Tanto i soldi non sarebbero mai passati a quel ridicolo grassone. Pigiò il tasto di conferma, e un messaggio di trasferimento avvenuto venne visualizzato.
“Controllo sul mio conto.” Fece l’uomo, estraendo un palmare. Pigiò dei tasti e un flebile rumore di sottofondo di un modem wireless che si collegava ad un router provenne dal dispositivo. Flebile, ma non abbastanza. L’uomo guardò lo schermo ed un sorriso esagerato gli si dipinse sul volto.
“Ok. Troverai le fiale nella valigetta che dimenticherò qui.” Disse “E’ stato un piacere fare affari con te.”
Si alzò e, riprendendo la sua orribile finzione dell’abitante dello Sprawl, uscì dal locale.

Mastino rimase solo per un po’, perso nei propri pensieri. Poi battè due volte il pugno sul tavolo. L’uomo con i ‘virtual glasses’ se li tolse e raggiunse il tavolo, sedendosi di fronte a lui. Lo guardò come se vedesse un amico di vecchia data.
“Ce l’hai fatta?” Chiese.
Mastino non rispose, ma estrasse un piccolo chip di memoria dall’anello con i ragni. Lo poggiò sul tavolo “Il numero del server lo puoi tradurre dai toni che ho registrato qui.” Accanto al chip posò la consolle della carta di credito. “E qui hai le impronte. Con questa roba, dovresti mandare le industrie Kellman sul lastrico senza problemi.”
“Bene.” Disse l’uomo, il cui nome era Julio. “Eccoti il compenso. Ovviamente contanti” Posò una busta accanto ai due oggetti. L’informatore annuì. Poi il suo sguardo si velò un po’. “Cosa hai intenzione di farne delle fiale?”
“Le butterò nel cesso, penso.” Fece l’altro. “Mia sorella è morta per quella merda.”
Mastino ripensò alla sorella di Julio, Macarena. Prima di provare quella roba genetica, era una
bellissima ragazza, allegra e simpatica. Poi aveva voluto provare l’ebbrezza di respirare sott’acqua e si era procurata del DNA modificato a basso prezzo. Il rigetto l’aveva uccisa, ma non prima di averla orribilmente deformata.

Julio si alzò e si allontanò dal tavolo. Ma si fermò dopo pochi passi.
“Sai…” Disse. “Forse il fallimento delle industrie Kellman convinceranno la gente che non bisogna pasticciare con quella roba. Grazie, sei un amico.”
Si volse ed uscì dal locale.
Mastino intascò al busta con i soldi. Per strada, incontro due ragazza che raccoglievano soldi per le case di cura per mutati ed ultimi. Preso dal ricordo di Macarena, lasciò cadere un paio di banconote da cento nel cesto delle offerte.

Qualche tempo dopo, sul Madrid’s Periòdico uscì un articolo sulla improvvisa bancarotta della branca spagnola delle industrie Kellman. Mastino lesse con piacere quella notizia, apprendendo che, oltre ad aver finito i soldi, le industrie erano anche state incriminate per spionaggio, essendo stati rinvenuti nel loro server alcuni progetti trafugati ad un altro colosso dell’industria genetica.
Circa una quindicina di giorni dopo, in fondo alla pagina delle cronache dello stesso giornale, un trafiletto raccontava la morte suicida di un grasso imprenditore delle fallite industrie Kellman. Quasi nessuno si interessò a questa notizia, e così il giorno dopo i vari giornali finirono nelle luride discariche della città. Ma una copia dell’articolo si salvò.

Il giorno dopo, al cimitero ovest, vicino ad una povera tomba, una pagina di giornale ingiallita riportava ancora quell’insulso trafiletto.
Sulla lapide, c’era scritto Macarena Alvarez.
Nella luce del sole che stava calando, una figura alta dai lunghissimi capelli neri, vestita di nero da capo ai piedi, si stava allontanando, tranquilla come sempre.

 
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